Dic
17

Verso l'Unione dei Comuni

Unione dei Comuni

Questa mattina in giunta si è deliberato un atto di indirizzo che porta il nostro distretto ad avviare un percorso di studio e poi implementazione sulla possibilità

dell'Unione dei Comuni come forma di gestione associata

In altre parole i comuni del Distretto 4 (Bellinzago, Carugate, Cernusco sul Naviglio, Bussero, Cambiago, Pessano con Bornago, Gessate, Gorgonzola, Cassina de' Pecchi) si stanno muovendo per rafforzare la gestione associata cercando di dare una veste giuridica alla funzione fondamentale della "progettazione e gestione del sistema locale dei servizi sociali ed erogazione delle relative prestazioni ai cittadini".

Il passaggio a Unione dei Comuni sui Servizi Sociali significherebbe passare DA un sistema di gestione associato PARZIALE di funzioni amministrative e erogazioni di servizi, AD una configurazione istituzionale e organizzativa totale.

Sarebbe come costituire un nuovo comune a tutti gli effetti a cui i comuni del distretto delegano in toto la funzione e la gestione di tutti i servizi sociali, senza nuovi oneri per la finanza pubblica.

L'Unione dei Comune avrebbe un proprio presidente (sindaco), una propria giunta, e un proprio consiglio comunale: tali organi scelti da amministratori in carica nei comuni associati non hanno diritto ad alcun compenso né gettone di presenza.
Tutta la giurisprudenza del'Unione dei Comune è definita nell'articolo 32 del Testo Unico degli Enti Locali Dgls 27/2000.

Nell'unione confluiscono le risorse economiche e umane che ad oggi i comuni hanno in carico sui servizi sociali.
L'unione diventa un contenitore in cui potenzialmente sarà possibile,successivamente, convogliare altre funzioni, come ad esempio i servizi informativi, la polizia locale, etc.

Quali sarebbero le conseguenze?

Una conseguenza positiva è sicuramente la maggior forza che il nostro territorio assumerebbe in un'ottica di città metropolitana: un conto è presentarsi al dibattito sulle politiche sociali come singolo comune un conto è farlo come Unione di Comuni con una popolazione complessiva di 110.000 abitanti.
Un fatto oggettivo sarebbe anche la maggior forza contrattuale verso fornitori di servizi e l'applicazione di economie di scala.
Le criticità sono certamente che è un processo difficile, complesso, che chiede agli amministratori di spostare l'ottica dal controllo delle proprie politiche locali alla condivisione di una visione più ampia concordata e coordinata con gli altri comuni. Significa espropriarsi di un proprio pezzetto di potere, per il bene della comunità.

Ma i cittadini della Martesana, sono più avanti di noi: già si spostano sul territorio, già frequentano centri sportivi di altri comuni, già lavorano in sedi fuori dal proprio comune. I cittadini già vivono quotidianamente il concetto di Martesana.

Questo passaggio politico è, secondo me, un passaggio obbligato.
I sindaci dei comuni del distretto sono tutti allineati su questo. Certo non mancano dubbi e perplessità, non averne significherebbe essere superficiali. Ma sono convinta che se si vuole innovare e trovare soluzioni migliori ai problemi si deve anche osare, guardare avanti, percorrere strade nuove. Nessuno ha la ricetta giusta in mano, ma di sicuro se non si sperimenta non si evolve. Poi si può aggiustare il tiro, mettere a punto le cose che non vanno, essere vigili sull'andamento del processo e pronti a rimettersi in discussione.
Altrimenti l'alternativa qual è? L'immobilità?

Quali sono i prossimi passi?

Dopo l'approvaziojne in giunta, i singoli comuni del piano di zona dovranno approvare un atto di indirizzo in consiglio comunale per poter intraprendere questa strada.
Poi si incarica un professionista per aiutare i comuni, gli amministratori, i tecnici, i segretari comunali a fare analisi e disegnare la soluzione possibile.
Si prevede una prima fase, all'inizio del 2014, di ricognizione e mappatura dei servizi esistenti, delle risorse in campo, dei fornitori, per poi arrivare ad inizio primavera, con dati alla mano, a prendere la decisione finale sul procedere oppure no. L'obiettivo è iniziare il 2015 con la nuova forma giuridica sui servizi sociali.

Io sono per accettare la sfida, perché sono convinta che in un periodo di crisi come questo non sia più possibile limitarci ad operare singolarmente, dentro i confini comunali, ma che Il confronto e l'approccio più ampio e condiviso porti necessariamente a soluzioni miglior per il nostro territorio.

Riconosco quanto sia difficile spogliarsi di un pezzo del proprio potere e riconosco anche la difficoltà del dover rinunciare a decidere delle politiche sui cittadini che bussano quotidianamente alle nostre porte, ma credo che, dopo un periodo di disorientamento iniziale, sia migliore per tutti ragionare in scala più allargata. L'esperienza di questi anni di servizi comuni a livello di distretto hanno dimostrato quanto siano più vantaggiose ed eque le soluzioni adottate a livello di distretto rispetto a quelle a livello di singolo ente.

In più con l'Unione dei Comuni, il processo decisionale viene accelerato perché non si dovrebbe, come invece succede adesso, approvare ogni singola decisione nei singoli consigli comunali dei singoli comuni. Ma tutto viene deliberato una volta sola, con un significativo risparmio di tempo.